Trasferimenti interni – in ogni caso serve una motivazione.

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Frequentemente capita che dipendenti della Polizia di Stato vengano trasferiti arbitrariamente ad altri incarichi o ad altre mansioni all’interno dello stesso ufficio oppure trasferiti in altri uffici della stessa sede per ignoti motivi, magari perchè stanno antipatici al dirigente, o magari perchè c’e’ qualche raccomandato in lizza che deve prendere il loro posto o magari perchè sono semplicemente troppo bravi e competenti per quella mansione.

Al riguardo rendiamo nota la circolare ministeriale del Capo della Polizia, Direttore Generale della Pubblica Sicurezza, che raccoglie il parere dell’Avvocatura Generale dello Stato riguardo ai “trasferimenti interni” degli appartenenti alla polizia di stato che comportino solamente un mutamento delle funzioni o di incarico all’interno della medesima sede di servizio.

L’Avvocatura pur ribadendo che il passaggio da un ufficio ad un altro non costituisce un trasferimento in senso tecnico e pertanto non richiede le medesime garanzie procedimentali quali, per esempio, la comunicazione di avvio del procedimento previste per i trasferimenti in senso stretto, ha affermato a chiare lettere che “il trasferimento ad altro incarico nello stesso ufficio o comunque nell’ambito della stessa sede di servizio (intesa come comune) del personale della Polizia di Stato non potrà essere motivato solo con riferimento a generiche esigenze di servizio ma occorrerà dare contezza in modo puntuale delle ragioni che lo hanno determinato.” Questo a rimarcare il fatto che tutti i provvedimenti della Pubblica Amministrazione devono essere sempre motivati ai sensi dell’art. 3 Legge 241/90.

Il consiglio quindi, in caso di indebita movimentazione è quello di presentare in ogni caso un istanza scritta al dirigente dell’ufficio per conoscere le motivazioni che hanno determinato il passaggio ad altro incarico e attendere una precisa motivazione scritta.

L’ Avvocatura precisa infine che resta fermo l’obbligo di fornire l’informazione preventiva ai sindacati posta dall’art. 25 comma 2 lett. b) del DPR 164/2002 riguardo ai criteri generali riguardanti la mobilità interna del personale.

Leggi la circolare 

LA SEGRETERIA NAZIONALE

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