OMICIDIO AVERSA 4 GENNAIO 1992: RICORDO VIVO NELLA MEMORIA DEI POLIZIOTTI.

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Dopo 23 anni il ricordo di un nostro valoroso fratello di giubba Salvatore Aversa, 59 anni, Sovrintendente della Polizia di Stato, rimane più vivo che mai nelle nostre teste, nei nostri cuori e nelle nostre coscienze..!!

“Il 4 gennaio del 1992, mani assassine colpivano Salvatore Aversa, reo, agli occhi di quell’antistato che si annidava negli angoli della società civile, di essere un investigatore integerrimo, servitore dello Stato in maniera incondizionata fino all’estremo sacrificio. Ma perché la punizione sembrasse ancor più grande gli assassini non si accontentarono di colpire lo Stato attraverso la morte di uno dei suoi rappresentanti più autorevoli ma inflissero un dolore più grande, lasciando tre figli senza un padre e senza una madre.

Salvatore Aversa era un poliziotto vecchio stampo. Uno che aveva passato la sua lunga carriera di poliziotto a dare la caccia agli ‘ndranghetisti della zona di Lamezia Terme. Il poliziotto esperto, quello che non ha bisogno di consultare archivi e faldoni, che conosce fatti, storie, boss e cosche a menadito. Uno sbirro d’altri tempi, temutissimo dalle cosche. Tanto temuto che hanno deciso di farlo fuori. E’ la sera del 4 gennaio 1992. Salvatore Aversa e sua moglie Lucia Precenzano sono appena usciti da un palazzo della centralissima via dei Campioni di Lamezia Terme. Stanno per salire sulla loro Fiat 500 quando due killer professionisti col volto scoperto ed i guanti in lattice si avvicinano e sparano. Non c’è scampo per Salvatore Aversa e Lucia Precenzano. E non ci sarà pace dopo la loro morte. Una presunta testimone oculare, la giovane Rosetta Cerminara, falsa il processo e rivolge le accuse contro due giovani poi risultati innocenti. Solo in un secondo momento si scopre che a uccidere Aversa e Precenzano sono state le cosche lamettine che per fare il lavoro hanno ingaggiato due killer pugliesi che dopo anni hanno confessato l’omicidio. Nel corso degli anni la tomba dei due coniugi, che si trova nel cimitero di Castrolibero in provincia di Cosenza, è stata profanata più volte.

LA SEGRETERIA NAZIONALE

 

Conosci di più sull’omicidio di Salvatore Aversa – articolo del 5 gennaio 1992 FIlippo feltri “LA REPUBBLICA”

  • Un delitto senza testimoni, eseguito da killer professionisti che hanno piazzato quasi tutti i colpi a segno. Le loro pistole, due micidiali calibro 9, nel giro di pochi secondi hanno fatto scempio dei corpi del sovrintendente di polizia Salvatore Aversa, 59 anni, e della moglie, Lucia Precenzano, 55 anni, assassinati ieri sera nel centro di Lamezia Terme. Un agguato preparato con cura ed eseguito con freddezza da chi aveva evidentemente un conto da regolare con Aversa, uno degli investigatori più esperti non solo del commissariato di Lamezia Terme, ma dell’ intera Calabria. Lavoro serio Da oltre vent’ anni, Aversa era in servizio nella città e da qualche anno era entrato a far parte della sezione di polizia giudiziaria. “Un lavoro fatto con grande serietà – dice il capo di gabinetto della questura di Catanzaro, Raffaele Salerno – una dote che tutti gli riconoscevamo e che gli aveva procurato la stima dei dirigenti che, negli ultimi tempi, si sono avvicendati alla guida del commissariato di Lamezia Terme”. alla guida del commissariato di Lamezia Terme”. Il delitto non ha avuto testimoni e il luogo è stato scelto con estrema cura dai killer. Una strada secondaria, non molto larga, quindi senza grandi possibilità di fuga. L’ agguato è scattato quando mancavano pochi minuti alle 19. Aversa e la moglie erano in giro dal tardo pomeriggio per far compere. Il sottufficiale infatti stava consumando gli ultimi giorni di ferie. Qualcuno ha detto di averli visti, come al solito, a braccetto, entrare in qualche negozio. Alle 19 l’ aggressione. Aversa si è avvicinato alla sua automobile, una Peugeot 205, parcheggiata in via dei Campioni. Ha aperto lo sportello e si è chinato per far entrare la moglie. E’ stato proprio in questo momento, con il “bersaglio” senza difesa, che sono entrati in azione i killer, forse due, armati di pistole caricate con i micidiali proiettili “9 per 21”, ad alta capacità espansiva. Proiettili che non hanno lasciato scampo al sottufficiale che ha avuto la schiena ed il torace devastati. I killer – che evidentemente per entrare in azione hanno atteso la situazione migliore – hanno forse esploso anche due colpi da brevissima distanza per infliggere il “colpo di grazia”. Forse Lucia Precenzano poteva salvarsi, ma evidentemente i sicari non hanno voluto lasciare testimoni. E così anche lei è entrata nel mirino degli assassini. La donna si è accasciata ormai agonizzante accanto all’ automobile. E’ morta poi durante il trasporto all’ ospedale della città. La coppia aveva tre figli. Durante la notte, è stata trovata un’ automobile, una Fiat ‘ Uno’ , che si ritiene che sia quella usata dai killer. All’ interno della vettura sarebbe stata trovata una pistola calibro 9. L’ allarme, ieri, è scattato quasi immediatamente anche perché i colpi – in tutto 17 – sono stati uditi nettamente nella zona. Ma l’ operazione fatta scattare immediatamente da polizia e carabinieri non ha dato risultati positivi. Senza risultati immediati neanche le decine e decine di perquisizioni che sono state compiute nei confronti di alcuni pregiudicati di Lamezia Terme e delle zone vicine. “Stiamo lavorando non trascurando alcuna ipotesi – dicono i colleghi di Aversa – così come non diamo nulla per scontato”. Nel gergo degli investigatori, vuol dire ‘ brancoliamo nel buio’ . Certo è che chi ha ucciso Aversa e la moglie per agire doveva avere una motivazione importante. Il coordinamento delle indagini è stato assunto direttamente dal procuratore della Repubblica di Lamezia Terme, Pileggi. Ma non è difficile ritenere che proprio questo duplice omicidio, con questo “importante” obiettivo, sia il primo banco di prova per la Dia. Ieri sera, per ironia del destino, a Catanzaro era anche Raffaele Stella, che questa mattina dovrà prendere ufficialmente possesso della questura di Catanzaro. Per lui, un “battesimo del fuoco” che lo ha immediatamente accostato alla drammatica realtà calabrese. Che cosa si può nascondere dietro questo omicidio? E’ ancora presto per dirlo. Gli inquirenti, tra l’ altro, si celano dietro un comprensibile riserbo. Però, almeno questa è l’ impressione che se ne trae, tutta la polizia calabrese si mobiliterà per cercare di dare un volto e un nome a chi ha deciso di uccidere uno dei più rappresentativi sottufficiali che operano in questa regione difficile. Ma perché uccidere Aversa e soprattutto perché assassinare anche la moglie? Interrogativi che ancora rimangono senza risposta e sui quali forse si potrà avere un momento di chiarezza quando verranno controllati i fascicoli sui quali Aversa stava lavorando e che sono stati già sequestrati su disposizione del dottor Pileggi. Peraltro Aversa aveva un modo abbastanza particolare di lavorare, basandosi molto sull’ intuito e non già sulla raccolta di materiale. Ma d’ altra parte per ucciderlo occorreva una motivazione molto forte,commentano ancora gli investigatori, perché, ritengono a buon diritto, ben difficilmente un mafioso si decide ad uccidere un ‘ servitore dello Stato’ se non di fronte ad una necessità immediata. D’ altra parte Lamezia Terme è una zona a rischio. A tal punto che il 20 settembre scorso il presidente della Repubblica ne ha sciolto il consiglio comunale. E le motivazioni sono pesantissime. L’ infiltrazione delle cosche come quella di una diretta contiguità con le cosche mafiose. Una conferma si ha dal decreto di scioglimento del consiglio dove, tra l’ altro, si legge che l’ Alto Commissario contro la delinquenza mafiosa “evidenzia che la campagna elettorale è stata caretterizzata dal sostegno assicurato dai personaggi mafiosi ad alcuni candidati, oltre che dalla fondazione di un partito autonomo, facente capo ad un consigliere, al fine di prendere le distanze dal partito di origine essendo questo troppo palesemente vicino ai boss della zona. Peraltro le relazioni parentali di amicizie precedenti sono sicuro segno della mancanza di autonomia nello svolgimento del mandato, nonché di collegamenti con la criminalità organizzata”. A Lamezia Terme, poi, si uccide anche per la raccolta dei rifiuti. Lo scorso anno due netturbini furono massacrati a colpi di mitra. In ballo il ricco appalto per la raccolta della nettezza urbana di Lamezia Terme.
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