Pagina di prova

Un’opera di Beethoven che non reca i segni di una imperiosa volontà ci sorprende e ci spiazza; è un po’il caso della Fantasia op.80, la quale pur appartenendo all’età suprema del sinfonismo e concertismo beethovenianc non presenta quello spiegamento di idee musicali scolpite e necessarie che ne convalida la vicenda morale più tipica. Se non scava nel profondo dell’uomo, riflette tuttavia il musicista nel suo tempo e nella sua società. Beethoven che con le sue opere stava modificando le abitudini di ascolto e creando il moderno concerto pubblico, con la Fantasia op.80 sembra ancora intrattenersi con l’Accademia musicale dell’epoca passata, fatta di composizioni diverse per impegno e organico, solistiche, vocali e strumentali, tenendo d’occhio con la varietà della rassegna anche la vivacità dell’intrattenimento. Curiosamente proprio questa disposizione spirituale più rilassata diventa propizia al sondaggio di qualche esperimento, di qualche accostamento inedito, e infatti quest’opera dal tono così conciliante e gradevole contiene pure un nucleo formale che troverà impiego e sviluppo in un’opera immane e cioè, come la critica ha più volte indicato, addirittura nella Nona Sinfonia “con Cori”

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