Bruno Contrada non doveva essere processato – ennesima vergogna della giustizia italiana

bruno-contrada-cassazione-conferma-10-anni
CondividiShare on FacebookTweet about this on TwitterShare on Google+Email this to someone

Questa O.S. vuole rendere un doveroso omaggio a Bruno Contrada, ex dirigente generale della Polizia di Stato, ex numero tre del Sisde, ex capo della Mobile di Palermo, ed ex capo della sezione siciliana della Criminalpol, nonchè ex poliziotto italiano che ha dedicato tutta la sua vita a questa amministrazione e che a un certo punto della sua carriera, per dinamiche che rimangono incomprensibili è stato tristemente abbandonato al suo destino ed è stato prima processato e poi condannato a 10 anni di carcere per un reato (il concorso esterno in associazione mafiosa) che all’epoca dei fatti non era ancora entrato nel nostro ordinamento. Nessuno degli interpreti della vita politica italiana è rimasto però indignato o si è scandalizzato per questo ex poliziotto torturato la cui vita è stata devastata per 24 lunghi anni…!!!

Una vergogna tutta italiana che ha per protagonisti ancora una volta i giudici italiani reticenti all’applicazione corretta del diritto, che si sono rifiutati per anni e in ogni sede, nonostante il “macroscopico” vizio giudiziario, di riconoscere nel processo Contrada uno dei principi cardine del diritto penale italiano ovvero il “principio di legalità” secondo cui “Nessuno può essere punito per un fatto che non sia espressamente preveduto dalla legge come reato, ne con pene che non siano da essa stabilite”. La Costituzione della Repubblica Italiana, entrata in vigore il 1 gennaio del 1948, riafferma questo principio con la seguente formula “ Nessuno può essere punito se non in forza di una legge che sia entrata in vigore prima del fatto commesso” (art. 25). Ciò nonostante il Generale Contrada è stato condannato e incarcerato per 10 anni come il peggiore dei criminali, tacciato come “mafioso” per un reato che all’epoca non esisteva, e quando stanco vecchio e malato cercò di ottenere la scarcerazione dopo 8 anni di detenzione, questa gli venne barbaramente negata per ben tre volte. Neanche fosse un pericoloso assassino..!!! Mai la giustizia italiana è stata cosi inflessibile verso un detenuto…!!!

Oggi veniamo a scoprire non solo che le sue condizioni di salute erano incompatibili con la detenzione carceraria ma che l’Ex Generale Bruno Contrada non avrebbe nemmeno dovuto essere condannato perché “il reato di concorso esterno in associazione di stampo mafioso è il risultato di un’evoluzione della giurisprudenza italiana posteriore all’epoca in cui lui avrebbe commesso i fatti per cui è stato condannato“.

La Corte Europea dei diritti dell’uomo ha infatti stabilito che i giudici italiani hanno violato l’articolo 7 della Convenzione europea dei diritti umani, che stabilisce il principio “nulla pena sine lege” – ovvero che nessuno puo’ essere punito per un fatto che non sia espressamente previsto come reato. I giudici di Strasburgo hanno accertato che i giudici italiani, nel condannare Contrada, hanno violato i principi di “non retroattività e di prevedibilità della legge penale”.

Dove trovare quindi le colpe se non in una casta autoreferenziale e corporativista che sguazza nei privilegi e che ha inteso esercitare la legge, come troppo spesso accade, in modo arbitrario affossando pesantemente il prestigio di questa nazione patria del diritto…!! Chi ridarà adesso all’ ex Generale Contrada la sua onorabilità, i 10 anni di vita passati in carcere e 24 anni di ingiuste agonie processuali..???

Siamo felici comunque che la sua forza, la sua caparbietà, la sua determinazione, figlia di una vecchia scuola di Polizia, e la sua fede incrollabile verso un ideale di “Giustizia” ormai sempre più lontano è stata ampiamente ripagata da questa sentenza, e auguriamo con tutto il cuore che si arrivi ad una rapida riapertura del processo, anche se con questi “pseudo” giudici che ci ritroviamo non ne siamo troppo convinti..!!

Un cordiale saluto con stima al Dr. Bruno Contrada.

LA SEGRETERIA NAZIONALE

Stampa Articolo

Commenti chiusi