Approvavata legge sulla prevenzione e contrasto del cyberbullisno

Cyberbullismo
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In un contesto preoccupante che vede il nostro Paese protagonista di un vero e proprio allarme sociale dove secondo i dati del Safer Internet Day 2016, il 10% delle vittime di questo fenomeno tenta il suicidio, è stata approvata la L. 29 maggio 2017, n. 71, pubblicata nella G.U. n. 127 del 3 giugno 2017, la quale si pone l’obiettivo di contrastare il grave fenomeno del cyberbullismo in tutte le sue manifestazioni, con azioni a carattere preventivo e con una strategia di attenzione, tutela ed educazione nei confronti dei minori coinvolti, sia nella posizione di vittime sia in quella di responsabili di illeciti, assicurando l’attuazione degli interventi senza distinzione di età nell’ambito delle istituzioni scolastiche.
Per “cyberbullismo” si intende qualunque forma di pressione, aggressione, molestia, ricatto, ingiuria, denigrazione, diffamazione, furto d’identità, alterazione, acquisizione illecita, manipolazione, trattamento illecito di dati personali in danno di minorenni, realizzata per via telematica, nonché la diffusione di contenuti on line aventi ad oggetto anche uno o più componenti della famiglia del minore il cui scopo intenzionale e predominante sia quello di isolare un minore o un gruppo di minori ponendo in atto un serio abuso, un attacco dannoso, o la loro messa in ridicolo. (L. 29 maggio 2017, n. 71 (G.U. 3 giugno 2017, n. 127))

Di seguito le 8 tipologie di cyberbullismo e i 5 segnali per riconoscere i teppisti online, stilati dal dottor Stefano Lagona.

DAL FLAMING ALL’IMPERSONATION: IL GLOSSARIO DEL CYBERBULLISMO IN 8 PUNTI

  1. Flaming: messaggi on line violenti e volgari che hanno lo scopo di suscitare liti e battaglie verbali in un sistema informatico;
  2. Molestie (harassment): spedizione continuativa di messaggi volgari o di insulto volti a irritare e ferire psicologicamente la vittima;
  3. Denigrazione: messaggi che hanno lo scopo di danneggiare la reputazione della vittima;
  4. Sostituzione di persona (impersonation): il molestatore maschera la propria identità facendosi credere un’altra persona per utilizzare un profilo neutro e sferrare altri attacchi o reperire informazioni;
  5. Rivelazioni (exposure): il molestatore pubblica informazioni private o imbarazzanti riguardanti la vittima per metterla in cattiva luce o per farla vergognare;
  6. Inganno (trickery): ottenere la fiducia di qualcuno con l’inganno per poi pubblicare o condividere con altri le informazioni confidate;
  7. Esclusione: il molestatore riesce ad escludere la vittima da un gruppo on line per emarginarla;
  8. Cyberstalking: il molestatore invia ripetutamente aggressioni e denigrazioni minacciose mirate a incutere paura nella vittima.

I 5 SEGNALI PER RICONOSCERE UN CYBERBULLO

  1. Aggressività (quale modalità di relazione con gli altri);
  2. Impulsività (associata all’incapacità di autocontrollo e riscontrabile nelle esperienze di prevaricazione sugli altri);
  3. Scarsa tolleranza alle frustrazioni e alle regole;
  4. Mancanza di empatia (che impedisce di comprendere sentimenti ed emozioni di chi subisce i suoi comportamenti);
  5. Mancanza di sensi di colpa rispetto alle proprie azioni.

La Segreteria Nazionale

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